La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Napoli ha accolto l’istanza di sospensione presentata dagli avv.ti Michele Di Fiore e Gennaro Nunziato degli atti di recupero per crediti di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.
L’errore nella qualificazione dell’atto prefettizio
La decisione sottolinea l’assenza del presupposto giuridico alla base dell’azione dell’Agenzia delle Entrate. L’Amministrazione finanziaria ha erroneamente qualificato l’atto prefettizio emesso nei confronti della società come un provvedimento interdittivo antimafia definitivo emesso ai sensi dell’art.67 del D.lgs. 159/2011, mentre si tratta di una informativa antimafia ex artt. 84 e ss. del D.lgs. 159/2011, nemmeno definitiva perché impugnata dinanzi al TAR. Questo travisamento ha condotto all’emissione di atti di recupero fondati su una presunta condizione risolutiva, che in realtà non si è verificata.
La normativa antimafia stabilisce chiaramente che solo un provvedimento interdittivo definitivo può determinare la decadenza dal beneficio del credito d’imposta. L’art. 67 del codice antimafia prevede, infatti, che la decadenza dalle agevolazioni e dai contributi pubblici si realizza esclusivamente in presenza di un provvedimento definitivo di applicazione della misura di prevenzione. Nel caso in esame, invece, la Prefettura si è limitata a emettere un’informativa antimafia, che non ha la stessa efficacia interdittiva.
L’impatto economico e sociale della sospensione
Il provvedimento giudiziale riconosce il grave e irreparabile danno economico che la società avrebbe subito in assenza della sospensiva. Gli atti di recupero, per effetto della recente riforma della riscossione introdotta dal D.lgs. 110/2024, hanno natura impo-esattiva, rendendo immediatamente esecutivo l’obbligo di pagamento di oltre 1,5 milioni di euro. Tale importo avrebbe compromesso la continuità aziendale, mettendo a rischio la stabilità finanziaria della società e i posti di lavoro di 40 dipendenti, oltre a pregiudicare il regolare svolgimento delle commesse in corso, operando la contribuente nel settore degli appalti pubblici.
Il commento dei difensori
Questa pronuncia assume un valore significativo non solo per la contribuente, ma per tutte le imprese che operano in settori strategici e che si trovano a fronteggiare atti di recupero privi di adeguati presupposti normativi. La tutela dell’affidabilità e della regolarità fiscale delle aziende deve essere garantita attraverso un’azione amministrativa fondata su principi di legalità e proporzionalità.
La sospensione concessa dalla CGT di Napoli conferma la fondatezza delle ragioni della società e rappresenta un segnale chiaro verso la necessità di un’applicazione corretta della normativa in materia di crediti d’imposta e riscossione tributaria.